Autore: Giorgio Valerio Galli
Casa editrice: Set Art
Genere: Thriller psicologico
Numero pagine: 225
AUTOCONCLUSIVO
Trama
Chiuso nel rimpianto e nel dolore come in una autentica prigione da cui non vuole e non può uscire, il giovane violinista rinuncia a ogni contatto con il mondo, avvertendo come un tradimento il vivere e la sua stessa musica quando lei non è più con lui a condividerli. L’infinito dolore, attentamente coltivato, non trova sfogo se non nelle allucinazioni, vere visioni che assumono l’aspetto del reale, un incubo a occhi aperti, soffocate solo apparentemente nell’assenzio che invece le nutre, rendendole più vive e mostruose.
Una volta mi dicesti che la mia calligrafia rivelava la mia timidezza, che scrivevo per rendere incomprensibili le parole e che le appiccicavo tra loro in un incedere insicuro e
Nella morte e nell’amore
sottile per nascondere l’eccessiva leggibilità dei miei stati d’animo. Dicevi che non era possibile decifrarla, ma si doveva intuire, come se avessi paura di rivelarne appieno il
significato. Non sai quanto avevi ragione: non sai quanta
paura avessi nella mia vita prima di riuscire a incontrarti.
Recensione
Nella Morte e nell’Amore è un romanzo introspettivo che scava senza sconti nel tema del lutto, della dipendenza emotiva e della scomparsa dell’identità dopo una perdita.
La storia segue un giovane violinista di talento che, dopo la morte improvvisa della compagna, sceglie l’isolamento e una lenta autodistruzione piuttosto che l’accettazione della perdita. Da quel momento, la sua vita diventa una discesa nel dolore, popolata da ricordi ossessivi, visioni mostruose e demoni interiori sempre più invasivi.
La narrazione in prima persona fa sì che il lettore non osserva il dolore, ma vi è immerso.
Fondamentale è la scelta dell’assenza dei nomi. Questa mancanza non è casuale, ma simbolica: nominare la donna amata significherebbe accettarne la morte, e il protagonista non è disposto a farlo. L’anonimato rende la vicenda universale.
Il tempo narrativo è instabile, proprio come la mente del protagonista. Il presente si spezza continuamente nel ricordo e nella visione, e il lettore è trascinato in una spirale in cui passato e presente si confondono. Questo andamento può risultare impegnativo, ma è perfettamente funzionale alla storia.
Le visioni che affliggono il protagonista – animali demoniaci, mostri, presenze minacciose, ecc. – non sono espedienti horror, ma rappresentazioni simboliche di una mente devastata dal trauma. La follia non è spettacolarizzata, ma vissuta dall’interno, con una forza tale da coinvolgere il lettore fino a confondere i confini tra realtà e delirio. La ripetizione ossessiva degli incubi diventa una scelta narrativa coerente: non c’è evoluzione perché non c’è guarigione. Il dolore si ripresenta ogni giorno identico e sempre più opprimente.
In questo scenario di autodistruzione, la musica resta l’unico appiglio di salvezza. La musica, e in particolare il violino, è lo strumento di espressione, rifugio, e allo stesso tempo accusa silenziosa di un’esistenza che continua nonostante tutto. Ancora più luminosa è la memoria dell’amore perduto, descritta con toni lirici.
La scrittura di Galli è poetica ma semplice, capace di affrontare temi complessi senza scivolare nella retorica. È una narrazione che può risultare impegnativa, ma proprio per questo autentica.
In conclusione, Nella Morte e nell’Amore è un’opera intensa e dolorosa, che si rivolge a un lettore disposto a confrontarsi con le zone più oscure dell’essere umano. Un romanzo che non si limita a raccontare il dolore, ma lo fa sentire, lo costringe a prendere forma nella mente di chi legge. Un thriller psicologico che non consiglio a tutti, soprattutto se ancora state soffrendo per un lutto. Un viaggio duro e umano, che lascia il segno molto dopo l’ultima pagina.
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