Autore: Scott Thomas

Casa editrice: Rizzoli‎

Genere: Horror

Numero pagine: 512

Trama

In fondo a una strada sterrata, mezzo dimenticata nel cuore del Kansas, sorge la casa delle sorelle Finch. Per molti anni è rimasta vuota, abbandonata, soffocata dalle erbacce, e adesso la porta sta per essere riaperta. A spingerla è Sam McGarver, autore di bestseller horror, che con riluttanza accetta di trascorrervi la notte di Halloween. Ma non è solo: con lui ci sono altri tre acclamati maestri del macabro moderno. Quella che inizia come una trovata pubblicitaria si trasforma però presto in una vera e propria lotta per la sopravvivenza: qualcosa, o qualcuno, li aspetta nel profondo delle ombre della magione, e non vede l’ora di incontrare i suoi nuovi ospiti. Li seguirà, li tormenterà, li minaccerà, fino a farli diventare parte della sanguinosa eredità di Kill Creek.

Nessuna casa nasce cattiva. Sono quasi tutte concepite con affetto, perfino con amore. All’inizio, la casa su Kill Creek non fece eccezioni.

Kill creek

Recensione

Un libro per chi legge horror.
Da una parte abbiamo una storia che funziona e usa dei tropi narrativi che vanno sempre bene.
Dall’altra parte abbiamo un autore che omaggia diversi aspetti dell’horror, rappresentando i suoi esponenti e mascherandoli dietro personaggi fittizi.
Omaggia o forse prende in giro, questo sta a voi deciderlo; per me, fa entrambe le cose.

Lo stile narrativo cambia in base a quale è il personaggio protagonista del capitolo.
Sam McGarver (Stephen King): Il testo è molto colloquiale e con lunghe digressioni, che si perdono nel cercare di dare una sensazione di sporco e psicologicamente traumatizzato.
T. C. Moore (qui donna, ma è Clive Barker): il testo è carnale e violento, con una buona dose di sesso nel testo, non nel senso di atto (ma anche) ma nel senso di sessualità intrinseca.
Sebastian Cole (autori del genere horror dall’800 al ‘900, ma principalmente Poe e Lovecraft) e Daniel Slaughter (R.L. Stine): loro appaiono poco, ma hanno parti che vanno dall’ampolloso arcaico al semplice e diretto, proprio come gli autori che rappresentano.

Ho sorriso quando ho letto di Cole: “Finisce con un orrore inimmaginabile e indescrivibile”… Il vecchio Lovecraft colpisce ancora.

La struttura del libro e le scene narrate richiamano molto la filmografia horror, per plot twist e sequenza di azioni.
Leggendolo si sente che Scott Thomas usa ogni espediente narrativo mai impiegato nei libri e nei film, dai flashback lunghi che accennano a qualcosa successo a un personaggio – ma non sempre utile ai fini narrativi (la parte delle vedove nere), al mettere confessioni importanti in momenti improvvisi mentre si è passato tutto il tempo a chiedersi di cosa il personaggio parlasse (confessione in aereo) e anche il momento in cui è ovvio che basti stare lontano dal pericolo perché tutto vada bene, ma i protagonisti ci vanno comunque…

Il libro è bello e scritto in maniera scorrevole, ha molti punti di forza e qualche momento in cui rallenta per prendere tempo, ma nel complesso funziona.
Certe scene sono prevedibili e il plot twist finale è molto telefonato, ma nell’insieme il libro è ottimo e vi consiglio veramente di leggerlo.
Bello, anche perché Il concetto di casa infestata viene usato in una variante non troppo inflazionata, per ora.

Trama
Scrittura
Personaggi

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